
Senza parole.
Ti chiedono com’è andato il viaggio, ma tu, tu non sei in grado di rispondere.
Apri la bocca, per far uscire qualche sillaba, ma non sai quali devi pronunciare, e non riesci a formulare una frase dall’inizio alla fine, un discorso sensato.
Perché quella terra ti è entrata dentro, con i suoi colori, il mare, il verde, i paesaggi.
Con la gente che vive in baracche di legno, che non ha niente.
Ma che sorride. Questa si chiama dignità.
Ed è una lezione per noi, che la perdiamo spesso con l’ansia di circondarci di oggetti materiali che c’illudono di essere contenti.
Quella vacanza ti è entrata dentro, ti sono arrivate al cuore le persone che hai conosciuto.
La tua amica di sempre, con la quale hai condiviso l’avventura, ed i nuovi rapporti che hai creato. Rapporti tra persone che normalmente non s’incontrerebbero, che nascono in circostanze particolari, che ti tengono legata stretta a quel luogo e a quei ricordi.
Poi ti è capitato anche di seguire il tuo istinto fino in fondo, quella sensazione che a volte corre più veloce del vento, e sei rimasta sveglia di notte, a fare l’amore.
Così, oltre al frastuono silenzioso di una realtà troppo diversa dalla tua, ti sei portata addosso di giorno quella piacevole stanchezza data da ore passate a seguire una passione estiva, difficile da respingere, impossibile da spegnere.
E dovresti anche raccontare del sapore dell’aragosta, che non avevi mai assaggiato e che hai mangiato in una spiaggia bianchissima, circondata dai bambini del luogo.
E di tutte quelle risate in compagnia, degli animali, del tramonto infuocato che ti riempiva gli occhi ogni sera.
Non riesco a parlare, non so raccontare.
Questo viaggio è stata una scossa violenta, profonda.
M’ha lasciata senza forze, quasi stordita.
Devo riordinare, con calma, una serie di emozioni che mi hanno investita.
Tutte troppo forti, tutte troppo in fretta.