si è insinuato in euridiceifiori giovedì, 09 ottobre 2008,22:26

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“Sai ho fatto dei sogni strani”

“Ah davvero e cos’hai sognato?”

“Ma no non te lo dico dai…”

“Ma dai Titti dimmi, cosa? Diventavi un super architetto?”

“No, no non te lo dico…”

 Una telefonata di 20 minuti, e poi lei si chiede perché le dia così fastidio perdere le persone. Se lo chiede con un’aria un po’ perplessa, guardandosi le mani e bagnandosi le labbra con la lingua. E rimane lì a riflettere un po’, poi decide che è meglio andare a letto perché certi pensieri le vengono quando è molto stanca. Domani è una giornataccia complicata, come sempre ultimamente.

Anche perdere la memoria le darebbe fastidio. La sua paura più grande è quella di dimenticare ciò che è stato, le emozioni, i momenti, i volti. Lei si vorrebbe ricordare sempre tutto e si fida ciecamente della sua mente, che è ben allenata nel conservare ciò che le accade. Anche quando va a fare la spesa, niente lista, è tutto in testa. “Tanto me lo ricordo” dice sempre. A volte è vero, altre volte però no, prenditi un appunto allora. Niente da fare, sempre a memoria.

Anche adesso c’è qualcosa che sfugge… Le sfugge mentre mette in ordine la camera, le sfugge quando  pensa a come vestirsi domani e anche quando porta in cucina la tazza della camomilla .

Perder la memoria, perder le persone… forse quello che lei non vuole è solo e semplicemente perdere.

No, neanche questo è vero.

Lei non vuole essere persa.  

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Scrivere

si è insinuato in euridiceifiori domenica, 05 ottobre 2008,14:44

scrivere

C’è un momento che tra tanti preferisco. Questo qui. Quando posso sedermi, con qualcosa di caldo da bere, e magari anche un dolce. Sono andati via tutti ed io riesco a scrivere in silenzio, sentendo solo il rumore delle dita sulla tastiera. Mi fermo un secondo e penso che non ho niente di concreto da dire. Ma non m’importa, perché il sole illumina le foglie degli alberi lì fuori.
Ci sono momenti in cui quello che m’interessa fare è solo scrivere, per me stessa, soprattutto. E le parole escono liquide, mi si posano intorno senza un particolare motivo. In quegli attimi posso parlare di emozioni sospese, di ricordi sbiaditi, di ciò che non sarà mai o di quel vago indefinito che circonda ogni tanto il cuore.
Altre volte invece c’è un personaggio che vuole uscire allo scoperto, e con insistenza mi chiede di dedicare a lui un’ora del mio tempo, per potergli permettere di vivere attraverso le parole.
Oppure è un’immagine o un dialogo a colpirmi, cattura l’attenzione e non me la tolgo di dosso finche non l’ho riposta qui.

La mia vita è un po’ una torta millefoglie a tanti strati, di quelle che quando le mangi la crema esce inevitabilmente dalla parte opposta della bocca. E io rimango un po’ perplessa a cercare di capire come mai succede sempre così. Poi però penso che quella crema caduta nel piatto non la voglio lasciare lì, per cui mi guardo intorno e la raccolgo, con le dita o con la forchetta a seconda delle circostanze.

C’è troppo rumore a volte lì fuori.
Troppe parole vuote, troppe voci assordanti, troppa confusione.

Poi ci si dimentica di ascoltare sé stessi. 

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Favola

si è insinuato in euridiceifiori giovedì, 02 ottobre 2008,21:04

C’era una volta in un paese lontano una bellissima principessa dalle piccole mani. Una sera indossò un vestito lungo e bianco, con una striscia di raso rosso che le incorniciava la vita, per andare ad una festa a palazzo. Era luminosa e danzava tra le stelle accese, mentre cavalieri di ferro la scrutavano senza poesia. La giovane però non sapeva di essere vittima di una maledizione: se non avesse trovato l’amore prima dello sfiorire delle margherite che le raccoglievano i capelli, si sarebbe trasformata in un cigno. Bellissimo ma solo. Tanti pretendenti la chiedevano in sposa, ma lei li considerava tutti identici e vuoti. Come una puledra avanza sicura verso il tramonto, così lei girava la testa e guardava oltre, con gran dispiacere dei suoi genitori che desideravano rompere il suo incantesimo. Quella sera udì la voce di un principe gentile che raccontava di boschi, battaglie e caverne. Aveva braccia forti, larghe spalle, un cuore fiero e lo sguardo intatto. Lei s’invaghì di quell’uomo e lui, appena la vide, desiderò portarla con sé. Parlarono per ore e alla fine il principe se la strinse al petto. La ragazza capì di aver trovato il suo naturale confine. Appoggiò la testa contro la sua corazza, finalmente docile come l’acqua di un fiume che scorre piano, seguendo le rive. L’uomo comprese in quel momento di essere arrivato. Si fermò un istante, sospeso, poi si tolse l’armatura e l’appoggiò con sollievo a terra.
I due danzarono insieme tutta la notte. E poi il giorno dopo. E quello dopo ancora.

Cigno_Reale

 

Non mi sono mai piaciute le favole. A contatto con la realtà durano il tempo di un battito di ciglia, poi si sciolgono lente sulla terra secca. 

Siamo solo piccoli esseri rumorosi e insicuri, oscillanti tra l’effimero e il profondo.

Ma se io fossi fatta della stessa materia dei sogni, questa sarebbe la mia fiaba.

Ora sarei distesa tranquilla tra l’erba fresca a guardare il cielo, per scoprire che forma hanno le nuvole.
Poi, con le labbra, accarezzerei un girasole.

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si è insinuato in euridiceifiori martedì, 30 settembre 2008,22:06

Shy_by_Apri1

E’ come quando fuori piove e tu stai al caldo nel tuo letto come quando è domenica e si sente l’odore del tuo pranzo preferito come quando ti svegli con le gambe indolenzite come quando abbracci e affondi la testa nella spalla quasi a voler scomparire come quando ti mordi un dito piano come quando ti vuoi pettinare e i capelli non stanno a posto come quando ti trucchi prima di uscire al venerdì come quando ti metti la crema sulle gambe nuda sul tuo letto dopo aver fatto un lunghissimo bagno come quando tramonta il sole e la luce è così arancio che quasi ti commuove come il primo giorno in cui l’aria si riscalda dopo un lungo inverno come uno schiaffo quando non te l’aspettavi come la consapevolezza di aver sbagliato qualcosa che ti capovolge tutta d’un botto come la voglia di partire e l’ansia che ti assale quando sai di poterlo fare come la mancanza che ora avverto come ciò che è stato e una lacrima sul tuo viso bello e la mia voglia di amarti ancora e il mio non esserne capace ma che poi non me l'hai chiesto e quel nodo che ogni tanto mi stringe il collo ma che dura solo un momento come un secondo di orologio ci si stende e si aspetta che scompaia il tuo ricordo che ho qui in gola che fatica ogni tanto essere forti e sopra(vivere)

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Dialogo

si è insinuato in euridiceifiori lunedì, 29 settembre 2008,22:41

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Orfeo: “Buongiorno signorina, s’accomodi”

Euridice: “Grazie”

O: “Bene di cosa parliamo oggi? Potrei chiederle che cosa ha sognato questa notte, ma no, non m’interessa. Facciamo così, mi dica in cosa crede mentre ci beviamo un po’ di vino.”

E: “ Beh… che domanda… non lo so così su due piedi in cosa credo…”

O: “ Ne è sicura?”

E: “ No a dire il vero in qualcosa credo. Riempia il bicchiere e stia attento, m’ascolti un attimo che le spiego. Credo nel mio cervello per cominciare, di lui mi fido quasi sempre, tranne quando sono molto stanca. Poi credo nelle mie gambe, che hanno la forza di andare sempre avanti. Credo nel mio sorriso e nei miei occhi.

O.” Lei è modesta signorina, solo in questo crede? Solo in lei stessa?”

E: “ No, non solo. Credo anche che alla fine tutti noi abbiamo paura non tanto delle cose in sé, ma dell’idea che ci facciamo delle cose, perché non possiamo temere ciò che non conosciamo.”

O: “ Non bari che io di queste cose me ne intendo, questo non l’ha detto lei, l’ha detto Eraclito.”

E: “ Beh in effetti sì, io al massimo ci posso pensare su.”

O: “ Bene… nel destino lei ci crede?”

E: “ No credo di più al caso”

O: “ In Dio?”

E: “ Di norma io credo a ciò che vedo e a ciò che la mia mente contempla. Ho sperato fortemente che Dio potesse esistere quando mia mamma è stata molto male e quando il mio allenatore in palestra si è suicidato e prima di farlo lo ha detto ha me. Allora sono andata in chiesa. Mi serviva un appiglio.

O: “ Comprensibile, ma è un rimedio momentaneo, prima o poi lei ci dovrà pensare seriamente. Nel suo cuore ci crede?”

E: “ Oh quello ho cercato di assopirlo con la birra, perché non va sempre bene star lì ad ascoltare quanto e come batte”

O: “ E ci è riuscita?”

E: “ Sì sì”

O: “…………. Non imbrogli Euridice che si vede subito.”

E : “ Relativamente, ultimamente non m’ascolta e si fa i cazzi suoi”

O: “ Oh, allora sentiamo un po’… nell’amore lei ci crede?”

E: “ Non credo nell’amore che si legge sui libri. Credo nella pelle e nel sudore, nell’amore imperfetto che ha l’odore della vita vera, autentica, con i suoi difetti e le sue meraviglie. Non credo nelle parole “eterno” e “per sempre”, mi piace di più una carezza sulla fronte, odio le promesse e preferisco ciò che rimane taciuto”

O: “ Riposta diplomatica. Mi scusi signorina ma cosa era venuta a dirmi?”

E: “ Che voglio andare a vivere da sola. Perché non riesco a star da sola neanche un giorno senza andare in depressione, a 25 anni è proprio ora che io impari qualcosa”.

O: “ E perché lo dice proprio a me?”

E: “ Perché lei, che mi pareva tanto gentile, s’è girato sul più bello mentre stavo uscendo dall’inferno e così m’è toccato riprecipitaci dentro e fare tutto da sola. Mi bastava un nanosecondo ed ero lì. Quindi signor Orfeo se ne vada gentilmente un po’ a fanculo che io per uscir di qui non ho proprio bisogno di nessuno. Sono una donna ed ho energie. Non mi serve per forza una persona per esser recuperata, tantomeno se questa non sa neanche guardare avanti mentre si cammina insieme”.

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Una domenica sola

si è insinuato in euridiceifiori domenica, 28 settembre 2008,11:30

bettosiniNessun rumore attorno.

Il calore di una tazza di tè

ad accarezzare le mani.

L’abbraccio morbido

dei primi vestiti pesanti.

Un libro,

per dialogare in silenzio.

 

Il tempo oscilla

muto

tra languore e tepore.

 

Una piccola foglia
scende leggera.

Si concede qualche capriola.
Poi si posa a terra,
gentile.

 

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Autunno e cannella

si è insinuato in euridiceifiori martedì, 23 settembre 2008,20:53

cannella

Il lago quasi non si muove, il blu dell’acqua si confonde con il cielo e una nebbia sottile non permette allo sguardo di raggiungere l’altra sponda.
E’ autunno, mentre pallidi giochi di sole scivolano curiosi sulla veranda.
E’ autunno, mentre chiacchiero tranquillamente con i colleghi.
E’ autunno, mentre mangio uno strudel, morbido e al gusto di cannella. Ci vorrebbe ogni tanto, ci vorrebbe una spolverata di cannella a decorare i miei momenti. Così si potrebbe assaggiare qualche pezzo di vita, per ritrovarsi piacevolmente sulla lingua un sapore deciso e inconfondibile, che non si immaginava di poter gustare.  

Autunno e cannella.

Il tuo ricordo mi accarezza dolce, e mi accompagna fedele durante tutta la giornata.

E poi la sera una lieve pioggia, e l’odore dell’acqua che sale dall’asfalto.

E’ autunno. Nel mio cuore s’è posata una leggera malinconia, come una foglia rossa che scivola piano sull’acqua. Non sono triste, ma sospesa. Oscillo in uno spazio indefinito, che ogni tanto mi riscopro ancora a percorrere, scalza e silenziosa. 

E allora lo scrivo un po’qui, piacevolmente adagiata nel mio rifugio, con le ginocchia contro il petto.
Qui, tra un abbraccio mancato e il desiderio di non riceverlo più.
  

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si è insinuato in euridiceifiori domenica, 21 settembre 2008,19:04

tacchi

Il mio spettacolo.
Davanti a tutti quegli uomini
 identici che mi guarderanno ballare, nuda, ma solo in apparenza.

Dovrò sedurre con il mio corpo, incrociare qualche sguardo, catturare l’attenzione. E sia.
Mi trucco.
Fondotinta, matita e ombretto scuro.
Poi ripasso il contorno delle mie labbra piccole, le voglio rosse stasera.
Pettino i capelli, sono l’unica che li ha così corti, ho il collo completamente scoperto rispetto alle altre ragazze. Voglio indossare una collana, questa qui con
una perla piccolina.
Sono anche quella più bassa tra tutte, devo mettere i tacchi alti.


Mi guardo allo specchio, mi piace la mia figura, è proporzionata.

Un perizoma nero e nient’altro.

Va bene. Mi vogliono così, fanculo tutti. Tanto l’innocenza l’ho perduta tempo fa.

Credo che non mi avrà più nessuno in modo autentico. Più nessuno avrà il mio sorriso e la mia bocca. Nessuno la mia lingua e nemmeno la mia anima, se esiste e la si trova da qualche parte. Mai nessuno avrà il mio pensiero più profondo, e nessuno avrà il mio corpo. Nessuno avrà il mio cuore e neanche il mio sedere.

E voglio essere sempre bella, giovane, vitale, piena.
E voglio ridere, perché quello mi piace fare, a volte piangere, ma solo qualche lacrima, sfuggita per distrazione.
Voglio essere una piccola
 puttana, al di sopra delle parti e dei momenti.
Con
 fierezza nello sguardo.

A chi amo lascio un abbraccio stretto.

E poi alzo le spalle, perché sono oltre tutto questo, sono altrove. 

Esco di qui ed entro in scena. Questa è la vita.
Le ragazze mi chiamano, è il mio turno.
Vado a ballare, per voi tutti.
   
 

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Qui dove rimane il tuo odore

si è insinuato in euridiceifiori sabato, 20 settembre 2008,11:37

sensualita

Qui dove rimane il tuo odore c’è una nuvola appesa al cielo, luminosa e gonfia.

Qui dove rimane il tuo odore c’è un gabbiano che muove le ali libero nell’aria.

Qui dove rimane il tuo odore c’è un piccolo nodo che non si scioglierà mai.

Qui dove rimane il tuo odore c’è un cigno solitario, che scivola sull’acqua sicuro.

E poi c’è un bicchiere di vino dolce e una carezza gentile.
C’è uno sguardo deciso e una parola taciuta.

C'è una sottoveste di raso, morbida e bianca. 

Qui dove rimane il tuo odore c’è un confine preciso, da sfiorare delicatamente con le labbra ma da non oltrepassare.

Qui dove rimane il tuo odore c’è un bosco d’autunno, umido e scuro.

C’è il sole, ma non quello estivo, quello di settembre che dona un po’ di tepore alla pelle.

Qui dove rimane il tuo odore c’è una parte di luna, quella che non si vede mai.

E poi c’è la mia penna e un foglio bianco.
C’è il mio sorriso e la mia saliva, ci sono le mie mani.

 

Qui dove riposa il tuo odore c’è la mia pelle nuda.

Il mio corpo svestito che gli si corica accanto, nel tentativo di raccogliere un istante ciò che lasci.
Qui dove rimane il tuo odore c'è anche il mio,
credo sappia di vita, di amaro, di dolce.

Di me e di te ciò che resta è solo un odore.
Impreciso, sfacciato, ricercato, sfuggito.
  

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si è insinuato in euridiceifiori martedì, 16 settembre 2008,21:50

191_cap2_Diffusione_sigaretta

Sei bella. Sei bella con quel vestito rosso, di una stoffa così sottile che si intravedono le linee del tuo corpo, ancora acerbo. Sembri una mela lucida, lì, pronta sul tavolo, da mordere. Sei bella con quel tuo viso giovane, un po’ troppo truccato a dire il vero per la tua età, vorresti sembrare più grande, si vede. E si capisce che ti piace già farti guardare, da come muovi le mani, per spostare i tuoi capelli dal viso. E poi dal tuo sorriso, che nasconde una punta di civetteria, e dall’aria di sfida che mostra il tuo sguardo quando incrocia per caso il mio. Mi piaci, così, piccola. Mi piaci perché non sai ancora niente. Credi di aver capito come va il mondo, come iniziano e finiscono le relazioni, ma non è vero. Mi stuzzica la tua innocenza, ben nascosta all’interno della tua scollatura volgare. La vorrei cercare proprio tra i tuoi seni, questa purezza che tieni per te, e prenderla con la mano per poi morsicarla tutta e conservarla nel mio stomaco. Chissà cosa ci fai poi vestita così in mezzo alla gente, ostenti troppa sicurezza, e questo vuol dire che dentro sei fragile. Ti potrei far capire meglio la vita mentre ti lecco la schiena, io che ho vent’anni in più di te e ti guardo solamente. Un giorno mi piacerebbe strapparti quel tuo vestito e sbatterti contro quella parete. Lì, all’angolo della strada. Dove ci potrebbe anche vedere qualcuno. Vorrei stringerti un po’ il collo, per capire quanto potresti resistermi. Lentamente ti lasceresti andare anche tu, ti piacerebbe e immagino ne saresti spaventata. E sarei curioso di vedere fino a che punto potrebbero arrivare le tue piccole mani. Credo mi sorprenderesti, come potrebbe stupirmi sentire il caldo tra le tue cosce e i tuoi muscoli irrigidirsi al mio tocco. Poi, guardandoti, così fragile e leggermente incredula, ti accarezzerei con una mano, a tratti dolcemente, a tratti in modo deciso, come un uomo sicuro ed esperto. E vorrei rimanere con il tuo odore tra le dita, come un guardiano che deve custodire per sempre qualcosa di unico.

 

Ogni mattina ti vedo passare per la strada sulla tua bicicletta, quasi sempre alla stessa ora in cui io, davanti all’auto, fumo la prima sigaretta della giornata.
Un gesto lento, ripetitivo. La mano alla bocca, aspiro.
In silenzio
.

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